Un caffè con Call me Laura tutto sulla sua vita e su “Dietro le nuvole”

Con grande piacere diamo il benvenuto a Call me Laura, artista poliedrica che sta facendo incetta di consensi coi suoi lavori musicali. Recentemente impegnata nella promozione del lavoro “Dietro le nuvole”, leggiamo con senso di empatia l’intervista a Call me Laura, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Entriamo più a fondo nella vita e nelle opere, Call me Laura si narrerà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Ma largo ai convenevoli, diamo un caloroso benvenuto a Call me Laura!

Com’è nata tua la passione per la musica?

La musica è sempre stata presente nella mia vita. Da bambina ho iniziato studiando chitarra e successivamente viola, anche se in realtà sognavo strumenti completamente diversi! Col tempo ho capito che ciò che mi affascinava davvero non era soltanto la musica in sé, ma la sua capacità di raccontare emozioni, di accompagnare momenti importanti e di dare voce a cose che spesso non riuscivo a esprimere a parole. È diventata un luogo sicuro in cui rifugiarmi e, successivamente, un modo per raccontarmi.

Cosa significa e com’è nato il nome Call me Laura e il suo personaggio, il suo sound?

Call me Laura nasce da un’idea molto semplice: togliere le distanze. Dietro il progetto non c’è un personaggio costruito, ma una versione di me che ha deciso di mostrarsi con maggiore autenticità. Quel “Call me Laura” è quasi un invito a conoscermi per quella che sono, senza maschere. Anche il sound segue questa filosofia: un pop contemporaneo che mette al centro la narrazione e le emozioni, cercando sempre un equilibrio tra immediatezza e profondità.

Come è stato concepito il lavoro “Dietro le nuvole”?

“Dietro le nuvole” nasce come naturale evoluzione de “La vita è una danza”. Se nel primo brano parlavo dell’importanza di accettare il cambiamento, qui racconto il passo successivo: scegliere di fidarsi di sé stessi e continuare a camminare anche quando non si vede ancora la luce. È una canzone che nasce da un percorso personale di crescita e dalla consapevolezza che le difficoltà non vanno negate, ma attraversate.

E com’è nato il suo videoclip?

Volevamo rappresentare visivamente il messaggio della canzone senza cadere in immagini troppo prevedibili. Da qui è nata l’idea del green screen: mostrare contemporaneamente la costruzione e il risultato finale. Lo scenario luminoso e tropicale richiama il sole, la serenità e la rinascita, ma il fatto che il green screen resti visibile in alcuni momenti ricorda che quella luce non è un luogo da raggiungere. Il messaggio è che il sole, alla fine, bisogna imparare a trovarlo dentro di sé.

Il lavoro sarà contenuto in un EP/Album?

Per ora stiamo lavorando sugli inediti e sulla costruzione del progetto passo dopo passo. Sono molto scaramantica quando si parla di futuro, quindi preferisco non fare annunci prematuri! Quello che posso dire è che non escludo nessuna possibilità. L’importante è che ogni uscita abbia qualcosa di autentico da raccontare.

Com’è stato il percorso dall’esordio ad oggi?

È stato un percorso intenso e pieno di scoperte. Ho imparato che pubblicare una canzone significa mettersi in gioco completamente. Ogni uscita mi ha insegnato qualcosa, sia artisticamente che umanamente. Dai primi dubbi alla gioia di vedere le persone riconoscersi nei miei brani, ogni passo ha contribuito a farmi crescere e a rafforzare la convinzione di voler proseguire su questa strada.

Quali sono le tue influenze artistiche?

Il mio punto di riferimento principale è Cesare Cremonini. Le sue canzoni hanno accompagnato tante fasi della mia vita e il suo modo di raccontare emozioni attraverso immagini semplici ma potenti ha influenzato profondamente il mio approccio alla scrittura. Amo molto anche Mina per la sua straordinaria capacità interpretativa e Alfa per il suo modo diretto e contemporaneo di comunicare emozioni profonde. Sono artisti molto diversi tra loro, ma tutti accomunati dalla capacità di arrivare alle persone.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?

Vorrei raccontare la vita quotidiana nelle sue infinite sfumature: le fragilità, i cambiamenti, le paure, le ripartenze, ma anche la leggerezza e la speranza. Mi piacerebbe che chi ascolta le mie canzoni potesse sentirsi capito e meno solo. Se qualcuno, ascoltando un mio brano, pensa “è successo anche a me”, allora sento di aver raggiunto il mio obiettivo.

Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?

Tra i momenti che porto nel cuore c’è sicuramente il quarto posto nella classifica degli esordienti indipendenti raggiunto da “La vita è una danza”. È stato un riconoscimento importante perché arrivava dal pubblico e dagli addetti ai lavori. Un altro episodio che non dimenticherò mai è quando, al concerto di Alfa ad Alghero, una ragazza mi ha fermata riconoscendomi e dicendomi che conosceva la mia canzone. È stato il momento in cui ho realizzato davvero che la mia musica aveva iniziato a viaggiare da sola.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

Credo che la scena italiana stia vivendo un periodo molto fertile e creativo. Ci sono tantissimi artisti interessanti e una grande varietà di linguaggi musicali. Se potessi cambiare qualcosa, probabilmente darei più spazio al tempo: tempo per maturare, sperimentare e crescere artisticamente. Oggi tutto corre molto veloce e a volte si rischia di premiare più la rapidità che la profondità.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?

Se dovessi scegliere tra i miei brani, direi sicuramente “La vita è una danza”, perché rappresenta il punto di partenza di tutto il percorso che sto raccontando oggi con “Dietro le nuvole”. Se invece devo consigliare un brano di un altro artista, scelgo “Poetica” di Cesare Cremonini: una canzone che ogni volta riesce a ricordarmi perché amo così tanto la musica.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Sicuramente continuare a crescere come artista e riuscire a portare la mia musica a sempre più persone. E poi ci sono due sogni che custodisco da tempo: collaborare con Cesare Cremonini e con Alfa. Sono artisti molto diversi, ma entrambi rappresentano aspetti della musica che sento profondamente vicini al mio modo di raccontare le emozioni.