Un caffè con Quartiere Coffee tutto sulla loro carriera e su “Dove scende il sole”

Onorati e privilegiati, diamo il benvenuto ai Quartiere Coffee , artisti poliedrici che raccolgono consensi a go-go. Recentemente impegnati nella promozione del lavoro “Dove scende il sole”, leggiamo con senso di empatia l’intervista ai Quartiere Coffee , grati e onorati per il loro tempo e la cortesia riservataci! Apprenderemo curiosità, vizi e virtù della musica e della vita, Quartiere Coffee ci raccontano quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Andiamo a capofitto a fondo e diamo un caloroso benvenuto ai Quartiere Coffee !

Com’è nata la vostra passione per la musica?
Ciao, quasi tutti abbiamo iniziato a suonare da piccolissimi, io avevo 4 anni ed ero appassionato di violino, poi a 9 ho iniziato a studiare pianoforte, ma la vera passione per il suonare insieme è nata alle superiori tra i banchi di scuola, quando io e Kg man all’ultimo banco scrivevamo le prime canzoni.

Descrivete “Quartiere Coffee” e la sua identità: quali sono i suoi punti di forza e i suoi lati più imperfetti?
Il Quartiere ha un’identità che nasce dall’unione di tante anime musicali, un mix di influenze totalmente diverse e lontane tra loro che ha da sempre caratterizzato il nostro sound e questo è a mio avviso il punto di forza ma allo stesso tempo quello debole.

Come è stato concepito il lavoro “Dove scende il sole”?
Scriviamo sempre insieme i nostri brani, negli ultimi tempi, non abitando più tutti nella stessa città ci confrontiamo online inviandoci costantemente le idee e le modifiche al brano sul quale stiamo lavorando, così come scende il sole. Poi la parte più importante, ovvero quella testuale ci siamo trovati io e KgMan nel suo studio per dare gli ultimi colpi di scalpello alla nostra creazione, così da dare un senso omogeneo e comune al lavoro finale, e quando entrambi siamo stati soddisfatti di come usciva, abbiamo inciso.

Si dice che un’immagine valga più di mille parole, ma anche la musica sa raccontare molto. Avete scelto di accompagnare il brano con un videoclip?
Come scende il sole è accompagnato da un lyrics video totalmente made in Quartiere Coffee, le riprese e il montaggio sono infatti del nostro batterista Matteo Mr. Maggio. Dove si è appunto lasciato in ombra le nostre due figure per far concentrare chi guarda il video sul significato del testo e il messaggio.

“Dove scende il sole” anticipa un album oppure state già lavorando a un progetto discografico che lo conterrà?
Ad oggi stiamo volutamente rilasciando singoli a distanza ravvicinata perché il mercato è sempre più saturo e l’attenzione ridotta al minimo, quindi attirando la curiosità ogni s/3 mesi sui nostri lavori riteniamo sia più stimolante per chi ci segue, poi chissà magari alla fine decideremo di confezionarli tutti in un album.

Ogni percorso artistico è fatto di ostacoli e soddisfazioni. Quali sono state le tappe più significative del vostro cammino?
Ormai calchiamo i palchi da più di venti anni e di difficoltà e successi ne abbiamo incontrati molti, di tutti sicuramente quello più emozionante è stato nel 2011 vincere l’Heineken Jammin’ Festival e aprire il concerto di Vasco al San Giuliano, increduli che tutti i suoi fan (famosi per non apprezzare tantissimo i gruppi spalla del loro idolo) iniziarono a ballare e cantare le nostre canzoni.

Quali sono le vostre principali influenze artistiche e musicali?
Come detto prima sono tantissime e varie, c’è chi viene dal rock, chi da ascolti più blues o funk, chi dal reggae chi dal metal, punk e crossover, quindi definire influenze per noi non è semplice.

Quali messaggi e valori desiderate trasmettere attraverso la vostra musica?
In un periodo difficile come quello che sta affrontando la nostra epoca tutto ciò che fa riflettere, che porta attenzione a valori veri e costruttivi come uguaglianza, rispetto, consapevolezza. Non è facile sicuramente in un momento come questo dove tutto è veloce e passa in pochissimo tempo riuscire a trasmettere dei valori, ma quello che deve fare la musica è proprio questo, cercare di scuotere le coscienze il più possibile, a volte scioccare, altre far riflettere, altre semplicemente sorridere.

Raccontateci le vostre esperienze più significative tra pubblicazioni, concerti, live e concorsi.
Come ho detto anche prima sicuramente l’HJF uno dei momenti più alti, ma pure del 2013 con la pubblicazione di Italian Reggae Familia e il tour in alcune città europee, lo stesso anno per la data di rilascio dell’album a Grosseto (casa nostra) venne organizzato un concerto per presentarlo al quale accorsero quasi 4000 persone in delirio per quel disco e per il nostro spettacolo. Di conseguenza alla nostra attività come band Kg man è stato chiamato nella squadra dei Rezophonic di Mario Riso e io da Roy Paci per la tourneè 2011/2012. Oggi a più di 20 anni dal nostro inizio è sempre bello vedere sotto al palco generazioni che si alternano, e che ci seguono da sempre.

Come vedete l’attuale scena musicale italiana? Cosa vi piacerebbe cambiare o migliorare?
La scena musicale italiana attuale, a essere del tutto onesti, non ci fa impazzire per niente. Ormai gira tutto intorno ai numeri e agli algoritmi, mentre per noi la musica è tutta un’altra cosa: è vibrazione, è sudore sul palco ed è l’energia che si crea solo quando metti le mani sugli strumenti veri e suoni dal vivo. Il nostro obiettivo è fare in modo che il reggae, anche con contaminazioni, prenda un posto centrale nella scena italiana, uscendo una volta per tutte dalle nicchie e dall’underground dove l’hanno relegato, per andare a prenderci lo spazio che questo genere merita sui palchi dei grandi festival e nelle radio.

Oltre al brano in promozione, quale vostra canzone consigliereste a chi vuole conoscere meglio il vostro progetto?
Scegliere tra i propri figli non è mai facile, per questo ne suggerisco 3. Italian reggae familia, In Jamaica, Back in town.

Quali sono i vostri programmi e obiettivi per il futuro?
Continuare ad emozionarci ogni volta che mettiamo piede su un palco e ogni volta che scriviamo una nuova canzone. E soprattutto continuare a farlo ancora un bel po’.