Uno spritz con Santelmo eccezionale artista, vita e curiosità partendo da “Che ridere” (acoustic version)

Onorati e privilegiati, diamo il benvenuto a Santelmo , artista poliedrico che raccoglie consensi a go-go. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro “Che ridere” (acoustic version), pubblichiamo con gratitudine l’intervista a Santelmo , grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! In punta di piedi ma con la curiosità di un bambino entriamo nella musica e nella vita, Santelmo ci condividerà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Tuffiamoci in questo mondo speciale e diamo un caloroso benvenuto a Santelmo !

Com’è nata tua la passione per la musica?
Non c’è stato un momento esatto, credo sia successo nel tempo, tra tante piccole cose e persone che mi hanno avvicinato alla musica senza che me ne accorgessi. L’ho sentita diventare più presente durante le mie prime esperienze di studio e lavoro all’estero, quando in ogni città in cui arrivavo mi compravo una chitarra, e lei diventava la mia compagna di giornate, da solo o in mezzo agli altri. Poi ci sono stati due momenti che l’hanno fatta esplodere davvero: quando ho iniziato a scrivere, nel 2020, e quando ho iniziato a pubblicare le prime canzoni ed esibirmi dal vivo, nel 2024.

Com’è nato “Santelmo ” e il suo personaggio, il suo sound?
Il nome nasce da un ricordo preciso. Dieci anni fa ero sceso da un autobus a una fermata chiamata San Telmo, sull’isola di Gran Canaria, in Spagna, all’inizio del mio Erasmus — perso, senza casa, senza sapere la lingua, senza conoscere nessuno. Quella fermata è diventata, senza che lo sapessi allora, l’inizio di un cambiamento profondo nella mia vita. Da lì in poi non mi sono più fermato: case, città, lavori, persone sono cambiati tante volte. Ogni volta che mi sento perso, ci ritorno con il pensiero — è un punto di ripartenza, la bussola per ritrovare la strada. E spero che la musica possa aiutarmi a tenermi legato a quel punto preciso sulla mappa, che per me sarà sempre un punto di ripartenza, la forza per ritrovare le strada giusta, anche quando non so più dove andare.

Da un incontro o da uno scontro, tutto può essere ispirazione. Com’è nato il lavoro “Che ridere” (acoustic version)?
È il mio primo singolo, uscito due anni e mezzo fa, che ho scelto di riproporre in versione acustica dopo un periodo di silenzio. È nata quasi per caso, una sera di maggio, da solo davanti al Circo Massimo a Roma: un’immagine, una frase, una melodia che non riuscivo a togliermi di dosso. Ho fantasticato una scena che avrei voluto vivere, dopo un periodo pesante della mia vita. Un mix di fantasia e realtà da cui ho scoperto che ero ancora capace di sorridere.

E com’è nato il suo videoclip?
Per questa versione non c’è un videoclip vero e proprio — arriveranno solo alcuni reel su TikTok e Instagram, coerenti con la natura più intima e spoglia di questo pezzo.

E l’album da cui è estratto? Oppure è in cantiere un album che lo conterrà?
Per ora resto concentrato sui singoli. Poi chissà

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?
“Tachicardia”. L’ho scritta in un momento molto buio, quando la tachicardia era ancora una cosa negativa da attraversare.
Suonandola in giro, col tempo, è diventata quasi un’amica.

Sorprese e anticipazioni. Cosa bolle in pentola e a cosa stai lavorando?
Non vedo l’ora di far sentire le nuove canzoni a cui sto lavorando, a cui tengo molto. Qualcosa uscirà entro l’autunno.

Com’è stato il percorso dall’esordio ad oggi?
Ho iniziato a scrivere quasi per caso, durante il primo lockdown, in un momento di forte impatto emotivo. Dopo anni passati tra memo vocali e registrazioni casalinghe, nel 2024 ho pubblicato i primi singoli e ho iniziato a esibirmi dal vivo. Ho sempre lavorato in modo indipendente, fino alla firma recente con Maionese Project, di Matilde Dischi. Oggi sono concentrato sulle nuove pubblicazioni e sulla crescita del mio percorso live, una dimensione in cui mi sento sempre più connesso alla mia musica.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Le mie canzoni raccontano spesso momenti di vulnerabilità e smarrimento, ma cercano sempre una forma di leggerezza e speranza. Testi introspettivi e melodie luminose convivono in un equilibrio che è un po’ il tratto distintivo del mio modo di scrivere. Raccontare questi momenti, per me, è anche un modo per attraversarli.

Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?
Parallelamente al lavoro discografico porto avanti un percorso live in formula voce e chitarra, soprattutto a Milano, dove vivo attualmente, ma anche in città come Bologna, Firenze, Modena e altre. Negli ultimi anni sono stato selezionato in diversi contest e format — dal Sound On Monte al Clamore Festival di Bergamo, dal Teatro18 di Matilde Dischi (dove ho vinto il Premio Speciale HAT Music per il Miglior Inedito) fino a live all’Hard Rock Cafe Milano e busking per le strade di Firenze.
Un percorso fatto di tanti piccoli palchi, più che di grandi vetrine— ma è proprio lì che sento di essermi costruito.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti? Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare? Sorprese e anticipazioni. Cosa bolle in pentola e a cosa stai lavorando?
Oggi bisogna essere sempre presenti — pubblicazioni, contenuti, social, senza mai fermarsi — e questo rischia di far perdere autenticità e naturalezza a un mestiere che dovrebbe restare prima di tutto una passione. È anche sempre più difficile emergere, perché sempre più persone ci provano. Quello che apprezzo è che, almeno a Milano, esistono tanti locali che danno spazio agli artisti emergenti per esibirsi e farsi conoscere dal vivo — ed è lì che credo si costruisca ancora qualcosa di vero.