“Forever” e altre storie, raccontate direttamente da Dario Distasi

Con grande gioia diamo il benvenuto a Dario Distasi, artista poliedrico che sta raccogliendo ampi consensi sulle piattaforme digitali e non solo. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro “Forever”, pubblichiamo con gratitudine l’intervista a Dario Distasi, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! In punta di piedi ma con la curiosità di un bambino entriamo nella musica e nella vita, Dario Distasi ci condividerà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Tuffiamoci in questo mondo speciale e diamo un caloroso benvenuto a Dario Distasi!

Com’è nata tua la passione per la musica?

Credo di aver sviluppato la percezione dei suoni intorno a me come priorità assoluta da molto presto. Da lì, le canzoni, la passione per l’inglese… Quando ho sentito una chitarra per la prima volta, è stato amore.
Studio, band, cover, ma soprattutto scrittura come estensione naturale del mio modo di comunicare.

Com’è nato “Dario Distasi” e il suo personaggio, il suo sound?

Avevo appunto militato in band per un po’, con la costante di esserne sempre un motore creativo. Avevo però bisogno di trovare il coraggio di fare due cose: cantare non solo i demo dei brani, ma portarli fino allo studio/palco, e metterci la faccia.
Un periodo un po’ travagliato mi ha fatto capire che intraprendere un progetto solista era per me essenziale, anche dal punto di vista personale.
Il sound è – seppur in continua evoluzione – pesantemente influenzato dalla musica che ho ascoltato e suonato. Cerco di far confluire tutte le mie influenze nei brani, riassumerle e soprattutto per la mia produzione attuale portarle su un pop internazionale che mi rappresenti.
Quando vivevo in UK, durante una serata mi è stata chiara la difficoltà degli host di presentarmi; quindi, ho deciso (Joe DiMaggio docet) di far saltare lo spazio nel mio cognome.


A volte l’ispirazione ti coglie quando meno te l’aspetti. È stato così per “Forever”?

Sì. Spesso scrivo quando non “voglio” scrivere per un progetto specifico; per “Forever” è stato così. Gli accordi aperti della strofa mi rapivano, ho passato tante ore a perdermi in quei suoni, come agli inizi. Volevo che facessero da contrasto ad un groove che non riuscivo a togliermi dalla testa e che sfociassero in un chorus completamente diverso.

Il lavoro è accompagnato da un video?

Sì, stavolta non da un video “girato” tradizionalmente ma da un Lyric video AI. Credo abbia inconsapevolmente rappresentato il desiderio di rendere la mia musica più fruibile, mediante un testo chiaro; in più lavorare con l’intelligenza artificiale mi dava il senso di poter portare il significato del brano altrove. L’AI impiega pochissimo a fare cose complesse; sembra voler rappresentare lo stravolgimento del concetto di tempo. Io invece scrivo un brano che si chiama “Forever”, un po’ con il sogno di poter premere pausa e rewind.

È prevista l’uscita di un disco?

Ehm… Ho in programma tanta musica per questo 2026… state collegati!


Cos’è per te l’arte, la musica?

L’arte è ciò che può scollegarci dai tempi tremendi che viviamo. Tutto ciò che è artistico ha una sua grazia, dei suoi tempi, non tollera invasioni.
Per me si è artisti quando senti che a tutto il mondo circostante manchi un contributo e che nessun’altro possa fare nulla se non te. Io sento l’urgenza di comunicare tramite la musica e quando realizzo di esserci riuscito so di aver dato un senso a questo percorso.

Quali sono le tue influenze artistiche?

Ho avuto tante fasi… Tanta musica strumentale, tanti guitar heroes, virtuosi dell’acustica. Il progressive, assolutamente. Di base però, ho sempre amato il pop e l’arte dei grandi songwriter di saper scrivere brani che possano arrivare a tutti, conservando integrità e senza che siano mai scontati.
Dave Matthews è uno dei miei  preferiti, da sempre. Jeff Buckley, i Beatles.


Quali sono le tue collaborazioni musicali?

Collaboro spesso con due produttori (uno d’oltremanica e uno d’oltreoceano – forse dev’esserci un mare in mezzo). Riguardo ai brani della mia band britannica, mi rivolgo a Chris del Noiseboy Studios di Manchester, che è anche l’altro chitarrista della mia band britannica.
Per la produzione nella quale rientra “Forever”, lavoro con Drew da Nashville. Qui in Italia, Francesco Apolloni – un grandissimo professionista.
Dal punto di vista della scrittura e delle pre-produzioni, ho sempre fatto tutto da me, ma mai dire mai…


E la collaborazione con la voce femminile nel lavoro in promozione?

Sierra è una vocalist di Nashville, una delle voci che il mio produttore per questo progetto mi ha proposto. Volevo fortemente questa collaborazione e “Forever” è nata subito come un duetto, quando l’ho scritta.
Quando ho sentito il suo demo, non ho avuto dubbi. Voce straordinaria e perfetta per la parte che avevo scritto.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?

Credo che fondamentalmente il mio messaggio sia quello di mettere prima di tutto la nostra umanità davanti al resto. Di lasciarci sopraffare dalle emozioni, se farlo tira fuori il meglio di noi. Di amore e di tutte le cose che può significare. Ho pubblicato un brano nel 2019 che parla di ricerca della pace, “When The Lights Go Down”, ma scrivo anche di ciò che ci tocca a livelli diversi, ad esempio che siano più in superficie o della quotidianità.

Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?

Finora, ho scelto principalmente di pubblicare singoli per far arrivare la mia musica alla gente. Con l’eccezione della prima uscita che conteneva due brani, e dell’EP “Letting Go” del 2019. Il suono è più rock e lo è stato anche in altri singoli. Mi piace essere camaleontico, ma in fondo tutto sta nel modo in cui scelgo di “vestire” un brano.
Ho partecipato ad Open Mic UK, arrivando alle finali nel 2015.
Con la mia band britannica, ho girato il Nord-Ovest inglese e in particolare le venues di Manchester, città nella quale ho vissuto per cinque anni.

Suono la mia musica live anche qui in Italia.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

Credo che ci sia dell’eccellente materiale prodotto da artisti della scena underground. Parlando di pop, apprezzo molto ad esempio Ermal Meta e Diodato, gente che ha fatto la gavetta. Vorrei che ci fosse meno “usa e getta” musicale, ma come potete notare tutti dalla mia musica, sono un sognatore.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?

Così su due piedi direi Say, un singolo del 2024 registrato nella mia Manchester:
https://open.spotify.com/track/4EpXGYbcENpfIH5BXFiMRZ?si=d4c53f0e1d024cdd

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Amo il cinema e ho avuto la fortuna di scrivere le musiche per un docufilm con Michele Placido… Mi piacerebbe moltissimo tornare a farlo.