A tu per tu con E.D.A. incredibile formazione

A tu per tu con E.D.A. incredibile formazione

Onorati e privilegiati, diamo il benvenuto alla band E.D.A., formazione poliedrica che sta facendo incetta di consensi coi suoi lavori musicali. Recentemente impegnata nella promozione del lavoro Forse Ci Sto, condividiamo con felicità l’intervista alla band E.D.A., grati e onorati per il loro tempo e la cortesia riservataci! Avviciniamoci con garbo e curiosità al mondo musicale e personale dei componenti, la formazione E.D.A. si aprirà a noi con quelle che sono le collaborazioni, fra le tante, quelle con Red&Blue, le esperienze, e i progetti futuri. Andiamo a capofitto a fondo e diamo un caloroso benvenuto alla band E.D.A.!

Com’è nata vostra la passione per la musica?

Fero: mi piaceva sentire molta musica e, vedendo alcuni miei amici suonare, ho sentito l’urgenza di farlo pure io e, dopo aver cominciato, è nata in me l’esigenza di suonare per trasmettere le emozioni che tenevo dentro, da quel momento non ho più smesso.

 Samu: inizialmente quando ero piccolo, non mi sono mai interessato tanto alla musica, ma dal momento in cui ho preso per la prima volta in mano uno strumento, per un semplice progetto scolastico, mi sono innamorato di tutto ciò che riguardasse il mondo musicale.

Sidy: Devo dire che il mio primo approccio con la musica è stato leggermente imbarazzante, ero un piccolo ragazzino a cui la scuola aveva dato in mano uno strumento e detto “SUONA”. L’input vero e proprio me lo diede la trilogia di High School Musical, mi sentivo ispirato dall’idea che i pensieri difficili potessero trovare uno spazio per essere espressi, e quindi iniziai a scrivere e poi a musicare i miei pensieri.

Ema:  Fin da piccolo ho avuto la musica intorno a me; i miei familiari hanno sempre suonato uno strumento o cantato e questo ha incentivato involontariamente questa mia passione fin da subito.

Sono cresciuto con le canzoni che ascoltava principalmente mio fratello e ascoltando e giocando sulla batteria di mio padre ho iniziato a fare i primi passi che poi mi hanno portato ad un rapporto sempre più serio con essa.

“E.D.A.” vogliamo sapere di più dei vostri superpoteri…!
Come è stato concepito il lavoro Forse Ci Sto?

Forse ci sto nasce durante l’estate del 2018, ero cotto perso di questa ragazza (Sidy) e insieme ad alcuni amici stavamo passando qualche giorno in questa mia casetta in campagna; Avevo tante, troppe cose da dirle, ma non sapevo come fare, sentivo il bisogno di entrare nel salotto e raccontarle tutto, ma allo stesso tempo c’era tutto a tenermi fermo, allora mi sono raccontato in questa canzone, cercando di spiegare quanto vivessi un ossimoro nella testa, e come i dubbi e le incertezze certe volte ti si fanno da muro alle scoperte.

Fun fact: Nella versione originale del brano, che portiamo ancora in live nel finale dico “Ma senza impegno, lo so che sei una figa di legno.. no volevo dire, ma senza impegno, se ci stai dammi un segno”.
Si sa che un’immagine vale più di mille parole, ma le note non sono da meno! Il lavoro è stato valorizzato da una clip?

Assolutamente si, poco dopo essere usciti dallo studio dove abbiamo registrato Forse ci sto, ci siamo organizzati per realizzare un video musicale che, secondo noi, non doveva raccontare la storia dietro al brano, ma che dovesse rappresentare noi E.D.A., come un modo per presentarsi al mondo.
E l’album da cui è estratto? Oppure è in cantiere un album che lo conterrà?

Per ora diciamo che la risposta è molto simile al gatto di Schrodinger
Studi, gavetta, sudore e soddisfazioni… vogliamo conoscere la vostra storia, tutto il suo percorso!

Quali sono le vostre influenze artistiche?

Sidy: Fin da bambino ho sempre ascoltato di tutto, dalla musica Rock ai Musical, dal Pop al Punk e dall’ R&B al folk, non mi sono mai soffermato sul genere, ma più su quello che mi trasmetteva la canzone, mi sono approcciato al cantautorato italiano molto tardi ma è stata una scoperta magica.

Posso dire che per ogni periodo vivo una fissa nuova, ho alcuni artisti che hanno un posto fisso nel mio cuore, ma musicalmente vengo influenzato facilmente.

Ema: le mie influenze artistiche sono varie e con il tempo si sono molto ampliate rispetto al passato e comprendono principalmente: rock/Heavy metal, cantautorato italiano, hip-hop, rap, indie, progressive e pop.

Fero: le mie influenze musicali vengono da gruppi musicali tipo i Biffy clyro, Placebo, Smashing pumpkins, Fast animals and slow kids e da cantanti come Dua lipa, Caparezza, Blanco.

Samu: le mie influenze artistiche si sono sviluppate nel tempo, ascoltando generi sempre diversi ho arricchito la mia conoscenza di artisti come John Mayer, Pinguini tattici nucleari, Sycamur, Alex w, The main squeeze, Salmo, Tha supreme.

Quali sono le vostre collaborazioni musicali?

Per ora sfortunatamente non abbiamo ancora fatto collaborazioni con altri artisti, ma speriamo di poterne fare il più presto possibile
E la collaborazione con Red&Blue nel lavoro in promozione?

Red&Blue è il nostro ufficio stampa e si occupa della promozione del nostro brano a 360 gradi con interviste, passaggi in radio e la redazione è a nostra disposizione per inquadrare al meglio questa nostra canzone, quindi non potremmo esserne più felici
Quali sono i contenuti che volete trasmettere attraverso la vostra arte?

Quello che ci piacerebbe far arrivare alla gente è un profondo senso di appartenenza, vogliamo poter raccontare cose con cui la gente possa dire “Cavolo ma questo sono io”. Vogliamo poterci far riconoscere attraverso sonorità che ci distinguono e testi che arrivano al punto.
Parliamo delle vostre pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?

Negli anni siamo cambiati un sacco, ci siamo evoluti e, cosa più importante, abbiamo iniziato a scrivere in italiano, infatti uno dei primi singoli che abbiamo pubblicato si chiama “i’m Alone” un brano che ebbe un discreto successo, ma che ci spinse a migliorare sempre di più.

Abbiamo continuato a scrivere ed arrangiare brani per poi testarli in live, per vedere se potessero funzionare all’orecchio del pubblico (tecnica magica direi). Non ci siamo mai fermati dal suonare in locali e eventi, infatti ci siamo buttati in piccoli contest nel territorio lombardo, vincendone pure 3, abbiamo partecipato a piccoli festival tra cui Le perseidi, Afrobrix, G.A.I.M. e Beer Garden, con l’intenzione di puntare sempre più in alto.

I concerti sono sempre stati il nostro pane, ma come veri musicisti ad un certo punto ci siamo decisi a registrare alcuni brani ma in totale autonomia, infatti sui nostri canali social e su spotify si possono sentire alcuni brani che pubblicammo con una produzione molto indipendente.
Cosa ne pensate della scena musicale italiana? E cosa cambiereste/migliorereste?

La scena musicale italiana è davvero pazzesca, partendo dal cantautorato al pop, negli ultimi anni siamo riusciti a sfornare artisti veramente completi spaziando in qualsiasi genere e dato che è in costante evoluzione non crediamo ci sia qualcosa da cambiare ma noi nel nostro piccolo sappiamo di poter lasciare qualcosa alla gente, noi vogliamo che le canzoni parlino alla gente e che la gente impari la nostra lingua, vogliamo creare un nuovo linguaggio musicale, e poi non si è ancora mai vista una band italiana con un cantante di colore.
Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigliate di ascoltare?

Bhe, su spotify per ora ci sono altri 2 nostri brani che si chiamano “Io sto bene” e “Cose brutte”, un po’ vi danno l’impronta di chi vogliamo essere e chi possiamo essere.
Come state vivendo da artista e persona questo periodo del covid-19?

Sidy: Il periodo del Covid è stato, come per molti, davvero difficile. Come tanti altri mi sono dovuto adeguare alla situazione e trovare un metodo di sostentamento diverso, ma in un certo senso questo periodo di stop mi ha dato la possibilità di fermarmi dalla mia continua corsa contro il tempo. Ho sempre vissuto delle dinamiche abbastanza spedite nel campo musicale, ma dopo essermi fermato per un po’ ho trovato il tempo di capirmi, di trovare un obiettivo più grande e organizzare la mia mente.

Ema: da persona questo periodo è molto strano, confusionario e pieno di incertezze.

Ero arrivato ad una maturità e sicurezza personale poco prima del covid che mi stava permettendo di essere molto determinato soprattutto nelle mie passioni e in tutto quello che facevo, poi questi quasi due anni mi hanno reso molto più insicuro e con poca determinazione sotto certi aspetti.

Come artista, invece, si può dire che: innanzitutto non mi sento ancora artista e chiamarmi così penso sia prematuro ma definendomi ipoteticamente in questo modo penso che persona e artista siano, dalla parte umana, la stessa cosa; uno rispecchia l’altro, semplicemente l’artista è la parte più aperta sentimentalmente ed emotivamente di una persona.

Fero: il periodo del COVID è stato duro, ci siamo dovuti isolare tutti quanti dagli altri, è stato un periodo di solitudine che su di me ha pesato molto. Fortunatamente, avendo la passione per la musica ho continuato a suonare per alleggerire la situazione e ciò ha aiutato la mia creatività

Samu: ovviamente è stato ed è ancora  un periodo molto critico, dove anche noi artisti ci siamo trovati un sacco di ostacoli, però nonostante tutto, la voglia di suonare e lavorare ai pezzi non è mai mancata.


Progetti a breve e lungo termine?

Per ora possiamo dirvi di prepararvi a diversi singoli, che stiamo elaborando, quindi “Estote Parati”.

Nel lungo termine abbiamo davvero tantissime idee e progetti che vorremmo attivare, ma per ora rimangono ancora idee, speriamo di poterle realizzare insieme ai nostri fan un giorno. Crediamo in noi e speriamo che la nostra musica possa farvi capire meglio chi siamo.

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