Un caffè con ALESSIO FIORUCCI tutto sulla sua vita e su 5 CHIACCHIERE CON…

Un caffè con ALESSIO FIORUCCI tutto sulla sua vita e su 5 CHIACCHIERE CON…

Con grande gioia diamo il benvenuto a ALESSIO FIORUCCI, artista poliedrico che sta spopolando nelle piattaforme musicali. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro 5 CHIACCHIERE CON…, leggiamo con curiosità l’intervista a ALESSIO FIORUCCI, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! In punta di piedi ma con la curiosità di un bambino entriamo nella musica e nella vita, ALESSIO FIORUCCI si svelerà con quelle che sono le collaborazioni, tra le più importanti come quelle con Music & Media Press, le esperienze, e i progetti futuri. Entriamo nel vivo dell’intervista e diamo un caloroso benvenuto a ALESSIO FIORUCCI!

Com’è nata tua la passione per la musica?

 

Ciao ragazzi e grazie per questo spazio; sono abituato a stare dall’altra parte e mi fa un po’ strano, lo ammetto (ride). La mia passione per la musica è nata da bambino, quando ho ricevuto il primo disco da mio padre, “Anni ‘70”, una raccolta del grandissimo Lucio Battisti. La musica a quei tempi si ascoltava per davvero: ci mettevano seduti in una stanza e passavamo del tempo insieme in compagnia dei grandi interpreti e cantautori italiani e stranieri. La musica si ascoltava INSIEME. Sa quel momento ho iniziato scrivere. Scrivevo lettere d’amore alle mie compagnette, che però non mi si filavano molto (ride)! Questi inghippi in “amore” mi hanno aiutato a continuare a scrivere: canzoni, poesie e libri. Ascoltavo Eminem, gli Zero Assoluto, i Gemelli DiVersi e mi ci sono buttato, pur sapendo di non essere un cantante eccelso, ma con umiltà, quella è fondamentale e va mantenuta sempre. Proprio perché ero consapevole di non essere un interprete pazzesco, nonostante abbia raggiunto dei traguardi importanti, ho scelto di continuare a lavorare con la musica ma da dietro le quinte, dove mi sento più a mio agio, con la speranza di dare supporto ai giovani che hanno tanto talento e desiderio di fare della loro passione una professione.


Il personaggio può essere una maschera, protettiva quando ci esibiamo. Calato il sipario, chi troviamo dietro ALESSIO FIORUCCI e il suo personaggio?

 

Alessio Fiorucci, fondamentalmente, è un ragazzo molto timido; non sono un personaggio, non mi paragonerei mai a certi professionisti del nostro showbiz. Sono una persona che vuole raccontare qualcosa, sperando di portare consigli pratici attraverso la propria esperienza personale e professionale, cercando di farlo nella maniera più semplice possibile

Da un incontro o da uno scontro, tutto può essere ispirazione. Com’è nato il lavoro 5 CHIACCHIERE CON…?

 

“5 chiacchiere con…” nasce effettivamente da uno scontro, ci hai preso! Nasce dallo scontro con i giovani; ho con loro un rapporto di amore-odio. Avendoci a che fare da tantissimi anni, mi ci scontro spesso, perché li trovo davvero molto intraprendenti e talentuosi, ma al tempo stesso (non tutti, fortunatamente), molto presuntuosi. Questo amore-odio mi porta sempre a creare iniziative per loro, cercando di aiutarli a capire che il mondo bisogna un po’ guadagnarselo. Spero di educarli a rimanere umili, sempre.


Com’è stato il percorso dall’esordio ad oggi?

 

Duro, ma anche ora lo è. Più si va avanti e più c’è concorrenza, ma soprattutto, è difficile viverci. Io sono molto fortunato a vivere in e di questo settore, ma ho presto tantissime porte in faccia. Quando nelle interviste dicono “le porte in faccia aiutano”, sembra moralismo, o una frase scontata, ma è la verità. Bisogna accettare il fatto che per arrivare serve dedizione e tanti sacrifici.

Quali sono le tue influenze artistiche?

 

Sul fronte scrittura, essendo anche uno scrittore di libri, posso citarti Federico Moccia, che ho avuto anche il piacere di intervistare proprio qualche giorno fa. Poi ti direi Pablo Neruda, Alda Merini, Dante (ho letto la Divina Commedia almeno 3 volte) e Charles Bukowski. Sul fronte musicale Jovanotti, Gemelli DiVersi e quell’immaginario lì. Nel Cinema, Massimiliano Bruno su tutti.

Quali sono le tue collaborazioni musicali?

Ho collaborato sui miei pezzi con Thomas Grazioso, Antonio Mungari, Frankie Carusi e Andrea Cardillo degli Audio Magazine. Per il resto, come manager, produttore ed autore ho collaborato con tantissimi artisti. Ho passato una giornata in studio con il grande Antonello Venditti, devo molto agli Zero Assoluto, sono stato sul palco con Gigi D’Alessio che mi ha insegnato molto. Ho lavorato con Giacomo Urtis, Alessio Bernabei, Rodrigo Alves, Arianna Gianfelici e tanti tanti altri.

E la collaborazione con Music & Media Press nel lavoro in promozione?

 

La collaborazione con Music & Media Press nasce dal rapporto di stima e amicizia che mi lega ad Elisa Serrani, titolare dell’Agenzia Stampa. Ci siamo conosciuti molti anni fa, almeno 15; avevamo in comune l’amore per la musica e ci sentivamo su MSN, MySpace, i pionieri degli attuali Social, insomma (ride)! Ho riconosciuto la sua capacità su tanti lavori che ha svolto e le ho chiesto di collaborare.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?

 

Innanzitutto ti ringrazio per dirmi la mia “arte”, davvero. Quello che voglio trasmettere è proprio l’Arte. Negli anni se n’è perso il senso: parecchi pensano che Arte sia fare l’influencer, ma pochissimi influencer fanno davvero Arte. Il mondo social che invade quello dello spettacolo, sta facendo perdere il vero significato dell’Arte secondo me. Voglio comunicare l’Arte, quella Vera.

Parliamo delle tue pregiate esperienze di live, concerti e concorsi?

 

Come cantautore ho fatto dei bei concerti, facendo da opening act a Nesli, Tiromancino, Brusco. Sono stato testimonial di Emergency. Come organizzatore ho organizzato un importantissimo live per Amatrice, che ha coinvolto tantissimi grandi nomi della Musica Italiana. Nessuno ha preso soldi, né gli artisti né i tecnici, nessuno, è stato davvero un evento straordinario. Ho organizzato concorsi, concerti di Britti, di ragazzi di Amici e tanti altri.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

Non cambierei nulla perché sarebbe come cambiare una parte di evoluzione. Non sono io a dover decidere cos’è giusto. Se va di moda la trap, l’indie, è giusto che sia così, il pubblico ha sempre ragione. Se poi parliamo di gusto personale, mi piacerebbe tornare al cantautorato, quello vero, alla musica con un senso più profondo. Il mercato che “impone” di pubblicare (così come i Social), ha portato ad abbassare la qualità: prima per fare un disco ci mettevi tre anni, ora sei praticamente costretto a farne uno ogni sei mesi per mantenerti a galla. Questo lo cambierei, se avessi una bacchetta magica si, lo cambierei. Ora la musica è troppo usa e getta.

Come stai vivendo da artista e persona questo periodo del covid-19?

 

Male: più si è sensibili, più si è artisti e più si subisce, questa è la verità. Noi dall’animo sensibile, vediamo cose che altri non vedono e le trasformiamo in Arte – perché questo fa l’artista, fa notare cose che solitamente non noti -. Il COVID di ha fatto rompere gli schemi, viviamo tutto in maniera diversa.

Quali sono i tuoi programmi futuri?

 

Ho tanti progetti imprenditoriali che nasceranno a breve e sono molto contento di “5 chiacchiere con…”

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