LUAZ ARTISTA TRA SUONI ED EMOZIONI

LUAZ ARTISTA TRA SUONI ED EMOZIONI

Diamo oggi il benvenuto a LUAZ, artista poliedrico che sta raccogliendo consensi crescenti nel pubblico italiano. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro JUSTINK, condividiamo con piacere l’intervista a LUAZ, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Affronteremo perciò aspetti musicali e di vita, LUAZ si aprirà a noi con quelle che sono le esperienze, come con Artist Development Cosmophonix Production, le collaborazioni e i progetti futuri. Ma largo ai convenevoli, diamo un caloroso benvenuto a LUAZ!

Com’è nata la passione per la musica?

Buongiorno e grazie per questa intervista.  la mia passione per la musica nasce inconsapevolmente, mentre, anno dopo anno, scoprivo cosa mi piaceva e cosa non mi piaceva ascoltare. Scoprii da giovane di essere portato per il canto e scoprii a mie spese di aver bisogno di lezioni il più presto possibile. Vivevo in molte realtà musicali, alle superiori si creano i primi legami che ti portano a maturare, uno di questi mi ha dato la spinta giusta per progredire.

Cosa significa e com’è nato il nome Luaz e il suo personaggio, il suo sound?

Luaz è il mio soprannome fin da ragazzo, mi chiamavano tutti così ed utilizzai DjLuaz quando feci le mie prime produzioni con il fantastico music2000 per PlayStation! Ovviamente parliamo di cose piccole e fatte male, ma mi innamorai dei suoni. Poi cresco, cambio svariati generi musicali e ricerco senza accorgermene ciò che si avvicina a me! Ultimamente ascolto un sacco di elettronica, compositori che mi affascinano. Jack Garratt, Lewis del Mar, Apparat, ad esempio, hanno contribuito al mio sviluppo. Ma soprattutto la mia esperienza in Cosmophonix, con Gianvito Vizzi e Max Kleinschmidt, è stata la vera marcia di svolta! Recentemente mi domandavo quale nome sarebbe stato più idoneo per me e, dopo vari tentativi il mio Manager dice:
“Ho avuto un’idea! Luaz! È corto, semplice ed efficace!”
Ho deciso di portare avanti questa “tradizione”.

Come è stato concepito il lavoro JUSTINK?

“JustInk” è nato dopo la creazione del mio primo singolo, “Rebirth”! Era il periodo in cui ho cominciato a pormi sempre più domande e mi son detto che Rebirth sarebbe stato l’inizio di un progetto molto più ampio e complicato. Presi la scelta giusta!

Com’è stato il percorso dall’esordio ad oggi?

È stato tutto un divenire. Un susseguirsi di eventi che mi fecero prendere tante vie diverse. Mi piace pianificare e mettere dei punti cardine, ma preferisco lasciare all’ispirazione il colpo finale. Ogni cosa che ho prodotto, ha un background ramificato.

Quali sono le influenze artistiche?

Dovrei elencare un mondo intero di artisti che hanno creato il mio gusto musicale. Cercherò di riassumere nei punti più importanti! Gruppi come Muse, Radiohead, Jamiroquai, hanno gettato le basi per il canto, le melodie. Poi Marilyn Manson, Slipknot, Nine Inch Nails, ognuno di questi gruppi o artisti mi ha donato qualcosa.
Ancora Apparat, Modelselektor, Skrillex, Son Lux… E tanti altri.

Quali sono le collaborazioni musicali?

Il CD è targato Cosmophonix, il CD è l’intera collaborazione tra me ed i produttori. Alcune fondamenta son state create dal mio socio/fratello Davide Laino (tastierista), che ha creato il Mood retrò in “Trapped into a photography” ed ha suonato le melodie orchestrali di “Liquid love”, nella sua parte più dolce. Nella parte più agitata invece troviamo le bacchette di Alessandro Magnani (batterista) che ha saputo donare la parte umana e caotica che mancava a quel pezzo!

E la collaborazione con Cosmophonix e con tutto il tuo staff nel lavoro in promozione?

I produttori di Cosmophonix hanno saputo capire fin da subito ciò che volevo trasmettere! I suoni son stati curati ed editati con particolare cura da parte nostra, ognuno di noi si soffermava su un aspetto e si discuteva spesso su quale strada prendere. Eravamo sempre molto convinti delle scelte finali. Un’ottima collaborazione, per mia esperienza. Music & Media Press, il mio Ufficio Stampa, ha il compito arduo di trasmettere i miei pensieri.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la musica?

Il progetto è una grossa riflessione di me stesso verso il mondo, o più precisamente a ciò che ci circonda. Ogni traccia è una mia conclusione che ho concepito nel tempo, un parere che condivido tramite la musica.
Trattare il tema del fallimento in “f.a.i.l.” è stato molto divertente, l’acronimo dice “First attempt in learning” e quindi sottolineo che il fallimento sia necessario per avanzare di grado, in quanto “primo gradino nell’apprendimento”.

Parliamo delle pregiate esperienze di live, concerti e concorsi?

Fino a qualche anno fa ero solito a finire la settimana nei locali mantovani, assieme al mio socio Davide Laino. Suonavamo parecchio in questo duo acustico, revisionavamo dei brani in modalità nostre. Ho sempre avuto un paio di band più o meno durature. Poi ci si ferma, se il gioco non vale la candela, ed arriva il Covid, ferma tutti e tutto.

 

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

Purtroppo non seguo la scena italiana tanto da poterne parlare, ma negli ultimi due anni ho sentito un chiaro segnale che qualcosa di positivo stia arrivando. Non son mai stato rapito dalle canzoni italiane, ma ultimamente son molto incuriosito, soprattutto da quando la nuova scena rap si è unita a quella pop. Potrebbe essere una cosa negativa, ma in realtà non mi dispiace sentire alcune produzioni dei nostri giorni.
La scena rap invece mi affascina sempre più, mi piace il suo modo di raccontare realtà (più o meno ovviamente) che non vivo. Credo che il vero modo per capire come un Paese stia andando, sia ascoltando validi artisti Rap, una sorta di Bardi contemporanei.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigliate di ascoltare?

Ho trovato piacere nel sentire da molta gente che OGNI mia traccia è la preferita di qualcuno. E a pensarci bene, non ho una mia preferita, ma penso che il Mood giusto ultimamente sia “Living Synchronicity”, dove la tematica è sempre odierna! Quanto è facile indirizzare le masse, con appena piccoli segnali, verso l’obiettivo desiderato? Siamo stati addotti dal BigFake.

Come stai vivendo da artista e persona questo periodo del covid-19?

Per motivi personali e per la situazione Covid, sono stato molto preso dallo stress quotidiano tanto da assorbirmi completamente. La creatività ha subito un piccolo rallentamento con tanto di cartello che dice “si riapre a data da destinarsi”…
C’est la vie…
Un poco alla volta mi rialzo.

Quali sono i programmi futuri?

Al momento sopravvivere mentalmente a questa situazione sarebbe già tantissimo. Ma sto lavorando (lentamente, ovvio) ad un nuovo progetto, ancora nelle sue fasi embrionali. Vorrei espandere la visuale! Se in “JustInk” c’è stata una introspezione in me, nel prossimo capitolo parlerò del tutto, in un concept che avrà come protagonista la Ciclicità.  

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