Da “Nelle mie mani” a tutta la sua vita, giù la maschera per Sgvmo

Onorati e privilegiati, diamo il benvenuto a Sgvmo , artista poliedrico che ci vizia e seduce con la sua arte. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro “Nelle mie mani”, condividiamo con felicità l’intervista a Sgvmo , grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Scopriremo interessanti retroscena musicali e di vita, Sgvmo si svelerà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Ma largo ai convenevoli, diamo un caloroso benvenuto a Sgvmo !

Com’è nata tua la passione per la musica?

La mia passione per la musica nasce fin da piccolissimo, quando in casa io e mia sorella guardavamo MTV e cantavamo le canzoni che passavano. Avevamo giochi e videogiochi a tema musica con microfoni e casse, in famiglia si cantava in macchina, in camera da solo ascoltavo musica. Insomma, ha sempre fatto parte della mia vita.

Usa tre aggettivi (e perchè) per descrivere “Sgvmo” e il suo personaggio…

Sicuramente direi sensibile: sento le mie emozioni e quelle altrui in maniera amplificata e cerco di trasferirle su un foglio.

Disilluso: ormai guardo la vita con estrema amarezza e delusione, si sente molto nei miei testi. Il continuo rincorrere uno stato di benessere mentale, non fa altro che provocare l’effetto opposto.

Speranzoso: nonostante la rabbia e il dolore, spero in un futuro migliore. Per me, per la mia generazione, per quelle future. La speranza tiene vivo il fuoco.

Come descriveresti la nascita di “Nelle mie mani”?

Questa traccia nasce proprio dalla consapevolezza che nessuno ci verrà a salvare. Tutto il male provato esiste, è presente dentro di noi come macchie di vernice troppo difficili da rimuovere. Ma solo noi possiamo salvare noi stessi, raggiungere un obiettivo qualunque nella vita, è solo nelle nostre mani. La canzone è il manifesto di questo pensiero.

È in cantiere un album che lo conterrà?

Per il momento sto puntando più sui singoli, ma avendo comunque una forte coerenza tematica, non escludo che possa diventare un progetto unico e collegato.

Studi, gavetta, sudore e soddisfazioni… vogliamo conoscere la tua storia, tutto il suo percorso!

Scrivevo poesie alle elementari, la maestra dell’epoca le riportava su un giornaletto dicendo che avevo talento. Ho sempre scritto per esprimermi. Verso i 13 anni ho iniziato a mettere tutto sulle basi ed ho iniziato a rapparci sopra. Qualche collaborazione con amici e artisti della zona mi ha aiutato ad affinare la tecnica, a sperimentare i suoni, gli stili e le metriche. Ho iniziato ad avere i primi contatti con qualche etichetta, ma per un motivo o per un altro mi ritrovavo sempre a dover ricominciare. Nel frattempo, ho studiato canto, il mio stile ha iniziato ad andare su qualche sfumatura pop, ma sempre con una forte anima urban. Ho fatto diversi live, con dieci e con mille persone, ho continuato il mio percorso in studio affidandomi a molti produttori diversi, cercando qualcuno che potesse dare forma alla mia idea di musica. Sento di avere tanto da dire e voglio continuare a farlo.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?

Sento tanta fragilità nei ragazzi di oggi, ma anche negli ormai adulti. Cerco di trasmettere a tutti che non bisogna sentirsi sbagliati, che viviamo in un mondo instabile che crea profonde incertezze. E queste non fanno altro che crescere dentro di noi come erbacce impossibili da estirpare. Ma se ci si sente uniti, si va avanti meglio. Non bisogna sentirsi difettati, magari un po’ rotti, ma la musica sa rimettere tutto al suo posto. Mi piacerebbe creare una fanbase che sappia cogliere le sfumature, che sappia immedesimarsi negli altri. E poi comunque cerco di far suonare tutto questo al meglio.

Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?

Sono diversi anni che pubblico musica, con qualche intervallo. Si può monitorare l’evoluzione del percorso su qualunque piattaforma di streaming. Come ho già detto negli anni ho fatto diversi live, ho aperto a J-AX nell’ormai lontano 2015/16, live in TV locali, come ho fatto diversi live con poche persone. Attualmente sono alle fasi finali del NoKep di Sky che si svolgeranno in estate.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

Sicuramente negli ultimi anni, la musica italiana ha preso un taglio molto più internazionale, nei suoni e nelle intenzioni. La cosa negativa è che abbiamo perso decisamente l’identità nel suono come nazione, ma fa parte dell’evoluzione musicale. Non sono nessuno per dire cosa cambierei e cosa no, mi piacerebbe sicuramente farne parte attivamente, sono sicuro che manca uno “Sgvmo” come figura in Italia.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?
Vi consiglio di ascoltare “Brani nel cloud”, che a differenza dell’ultimo brano, ha un suono più accattivante e coinvolgente, ma chi sa leggere tra le righe troverà sicuramente la profondità del testo. Poi ovviamente, invito ad ascoltare un po’ tutta la discografia per conoscermi al meglio.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Amo la musica e la scrittura con tutto me stesso. Ne ho fatto un’ossessione, al punto di danneggiarmi e non di agevolarmi. Ora tutto ciò che voglio fare è scrivere e fare la mia musica, con la speranza che diventi un lavoro a tutti gli effetti. Vorrei poter vivere di questo, della mia passione più grande. E chiedo ai lettori di ascoltarmi, per poi decidere se vogliono far parte di questa scalata, oppure no.